Infiltrazioni di acqua

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Qualche giorno fa mi ha chiamato un amico lamentando un problema sulla sua abitazione.

Dopo un violento temporale,sul pianerottolo delle scale che conducono al piano superiore, ha notato sulla parete una chiazza di una tonalità leggermente più scura
Chiaramente per gli amici si trova sempre il tempo per una ispezione, e mentre preparava il caffè ho iniziato il controllo.
Visivamente era effettivamente cosa di poco conto, la superficie non era umida al tatto e l’unica anomalia evidente era appunto la leggera colorazione più scura della vernice.
Ipotizzando una infiltrazione dall’esterno dell’acqua piovana la prima cosa da fare è un controllo con una termocamera per determinare quanto è grande l’area interessata al problema.
Ho portato con me qualche strumento diagnostico, tra cui anche la più piccolina delle termocamere Flir, la C3.
Da molti è considerata poco più di un giocattolo, ma dimenticano che è una termocamera completa di tutto.

 

Certo, è una entry level, pochi pixel e funzioni di base, ma molte volte, se correttamente impiegata può risolvere tanti problemi dando conferma visiva a quanto ipotizzato.
La differenza termica sulle pareti è davvero poca cosa, anche con la funzione MSX faccio fatica a distinguere i particolari del visibile, anche perché la zona non ha una forte illuminazione.
Mi aiuto con la funzione Picture in Picture, ovvero una finestra di infrarosso direttamente sul visibile, in questo modo ho sempre ben chiara la zona che sto ispezionando.
Si evidenzia immediatamente un’area, circoscritta in verità, con evidenti anomalie termiche.
A prima vista sembra una chiara infiltrazione, ma possiamo toglierci facilmente ogni dubbio.
Ho portato con me anche un igrometro, uno tra i più semplici, un Extech MO265.

 

 

La sua principale caratteristica è quella di quantificare, su una scala interna da o a 100, l’umidità dei materiali, ma solo per confronto con una superficie non ammalorata.
Questo particolare modello di igrometro presenta la possibilità di misurare l’umidità dei materiali con i classici elettrodi ad infissione, ma anche sfruttando un metodo molto meno invasivo che io preferisco.
Sul dorso dello strumento è posizionato un sensore, basta appoggiare lo strumento alla parete per rilevarne il valore.

 


Sottolineo ancora una volta che con questo sistema possiamo solo determinare se una superficie è maggiormente intrisa di acqua rispetto ad un’altra, non la sua percentuale di umidità.
Procedo quindi appoggiando lo strumento sulla parete lontano dalla zona controllata ricordando il valore visualizzato e successivamente mi posiziono sulla zona oggetto del controllo.
Risulta evidente la differenza, senza dubbio  è una infiltrazione di acqua.
A questo punto voglio provare a vedere cosa posso rilevare all’esterno con la Flir C3.

 

 

Ancora una volta mi lascia stupito, malgrado le condizioni del rilievo non siano il massimo, la piccola termocamera si è dimostrata in grado di evidenziare le cause del problema.

Con strumenti estremamente semplici e alla portata di tutti ho potuto dare una risposta certa e documentata del problema, a conferma che le indagini strumentali sono fondamentali per la diagnostica.
Penso proprio di averlo meritato il caffè ……

 

 

 

Stefano Taddia

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